Prova


Non preoccuparti della pioggia, lasciala cadere” (Marco Brignoli, Rifugio Baroni al Brunone, Sentiero delle Orobie Orientali)

mercoledì 25 giugno 2014

Le ciclovie dei navigli (seconda parte)

Camping Il Gabbiano (Golasecca)
Il nostro camping sorge proprio in riva al fiume. O meglio, in riva al lago. E sì perché pare che ci sia messi d’accordo su questo punto: il Ticino comincia a valle del ponte dell’autostrada; tutto ciò che viene prima è già Lago Maggiore. E dunque siamo sulla sponda del Lago Maggiore. Fa caldo e siamo stanchi e sudati. Il fatto poi di trovarsi in località Golasecca, ci fa ancor di più provare un senso di arsura straziante…! Enrico e Lorenzo si buttano giù a collo nel tempo di un “amen” due birre bionde ghiacciate. Cristina e Giovanna invece preferiscono andare subito in doccia. Unico io, mi concedo un bagno rigenerante nella piscina del campeggio a quell’ora completamente deserta: una goduria senza eguali…!
A sera niente bici: a Enrico dolgono le protuberanze ischiatiche, ovvero il culo…! Per cui per raggiungere Sesto Calende ci dilettiamo in una lunga passeggiata rilassante in riva al lago. Cena sulla piazzetta, vista lago nel lento incedere del crepuscolo; quattro passi da perfetti turisti e al rientro è già tardi: tutti a nanna.
La notte nel bungalow trascorre tranquilla: perfino Enrico (soprannominato per contrappasso “Il Silenzioso”) ci fa la grazia di non russare. La mattinata è fresca e con le biciclette torniamo a Sesto Calende per colazione. Poi, senza fretta, raggiungiamo il campeggio, ritiriamo i bagagli, saldiamo il conto e partiamo.
 
Il primo tratto di strada è lo stesso percorso il giorno prima, ma a ritroso, vale a dire fino alla diga del Panperduto. Da qui l’idea sarebbe di prendere la ciclabile del Canale Villoresi e percorrerla fin dove è possibile. Le informazioni che abbiamo però sono vaghe e discordanti. Proviamo a cercare la via, ma non ci sono indicazioni. Fermiamo a quel punto un ciclista e chiediamo lumi. Ma anche questi non ne sa molto: l’unica cosa che sa dirci per certo è che dobbiamo intercettare il Villoresi a Castano Primo, vale a dire un bel pezzo in giù, quando il canale ha già deviato verso est. Non avendo alternativa gli diamo retta e, seguendo il Canale Industriale, raggiungiamo la deviazione. Una volta giunti in città, ci affidiamo nuovamente allo straordinario senso dell’orientamento di Enrico, e in un battibaleno troviamo il Villoresi.

Diga del Panperduto - Canale Villoresi
Questo canale, costruito sul finire dell’800 a scopo irriguo, corre a nord di Milano per 86 chilometri, e termina la sua corsa nell’Adda con un andamento ovest-est. Nelle mie intenzioni vi era dunque l’idea di percorrerlo tutto fino a raggiungere l’automobile parcheggiata a Cassano. Lorenzo ed Enrico invece, sarebbero usciti prima, ovvero a Monza, da cui facilmente avrebbero raggiunto casa. Ma appunto non abbiamo certezze, e si “naviga a vista”. Lasciata alle spalle Castano Primo, il Villoresi prosegue la sua corsa in aperta campagna. L’acqua, sebbene il suo defluire sia a tratti impercettibile, è incredibilmente limpida e ha un colore invitante. Di tanto in tanto si trovano chiuse e prese d’acqua, denominate “bocche”, grazie alle quali è possibile irrigare i campi di frumento, mais e cereali. Non di rado incrociamo comitive di giovani e meno giovani radunati intorno a questi luoghi gratuiti del refrigerio.
Superiamo Buscate, Arconate, Busto Garolfo; entriamo quindi nel Parco del Roccolo, nel quale si alternano campi coltivati e boschi di querce e robinie. Il fondo stradale ora è stretto e in terra battuta, e si pedala quasi costantemente all’ombra. Il che è un gran piacere dato che il caldo è molto intenso.
È ormai ora di pranzo e sono già scolati via una cinquantina di chilometri. Lo stomaco reclama la sua parte. Abbandoniamo dunque la ciclabile ed usciamo a Villastanza di Parabiago. E quasi per caso, c’imbattiamo in uno splendido “ristorante - specialità pesce”. Ci sediamo sotto un pergolato fresco e ombreggiato e ordiniamo di tutto di più: paccheri allo scoglio, grigliata mista, strozzaprete tonno e olive, polpo in umido…! Il tutto ben innaffiato da birra e panaché a volontà.
 
Dopo una mangiata luculliana di questa portata è dura riprendere a pedalare: dobbiamo tuttavia tornare a casa, in una maniera o nell’altra…! E così riprendiamo la ciclabile. Pochi chilometri e siamo a Nerviano; ancora più in là c’è Lainate. Uno sguardo buttato per caso sulla destra, ed ecco apparire come in un sogno la splendida facciata di Villa (Visconti Borromeo Arese) Litta. La magia della bicicletta è anche questa. Se avessimo tempo ci sarebbe da dare un’occhiata approfondita a questo meraviglioso esempio di architettura rinascimentale lombarda (i giardini all’inglese e il ninfeo pare che siano straordinari). Purtroppo però l’orologio corre. Così come corrono Lorenzo, Cristina ed Enrico che hanno lasciato Giovanna e me indietro. Raggiungiamo quindi Arese, e a seguire siamo a Garbagnate Milanese. Giovanna e Cristina si fermano qui. O meglio prendono il passante ferroviario e tornano verso casa. D’altra parte per loro non ha senso proseguire per poi tornare indietro. Le accompagniamo alla stazione e, una volta accertato che non v’è pericolo alcuno, riprendiamo il cammino.
 
Canale Villoresi presso Garbagnate M.
Il Villoresi prosegue al di là della ferrovia, e dunque siamo costretti a transitare per il sottopasso. Anche qui purtroppo nessuna indicazione: sopperisce a tale carenza la solidarietà tra ciclisti. Subito al di là della ferrovia si apre una scena da anni ’50: decine di persone, perlopiù giovani, affollano le sponde del Villoresi, improvvisando pic-nic sull’erba e grigliate alla buona; qualcuno, tra brividi e gridolini fa anche il bagno nelle acque fredde del canale. Questi novelli protagonisti da remake Poveri ma belli, non paiono italiani, ma piuttosto sudamericani e slavi. E sono pieni di entusiasmo e voglia di vivere. Renato Salvatori e Maurizio Arena facevano il bagno nel Tevere; questi ragazzi nel Villoresi: sa di antico, e quindi di buono, questo rito delle vacanze economiche lungo i corsi d’acqua, e mi lascia più di un sorriso sulle labbra.
Continuando incontriamo Senago, con la sua stupenda Villa Visconti; e a seguire Varedo, con l’altrettanto meravigliosa Villa Bagatti Valsecchi, cui fa da proscenio un ampio e lunghissimo viale alberato. Evidentemente un tempo questi erano posti di villeggiatura, luoghi salubri, immersi nella tranquillità della campagna. La stessa cosa non la si può dire oggi: basta infatti abbandonare l’oasi che si allunga intorno al Villoresi per rendersi conto che siamo in uno dei contesti più urbanizzati e industrializzati della Lombardia. E quindi del Mondo.
Proseguendo lungo la nostra strada, incontriamo Nova Milanese e finalmente troviamo un punto di ristoro per placare la nostra tremenda arsura: un gazebo tirato su da ex-alpini per reperire fondi a favore dell’ANA (Associazione Nazionale Alpini). Enrico si tira giù l’ennesima birra.

Canale Villoresi presso Monza
L’ultimo tratto di ciclabile, quello che transita per Muggiò e giunge a Monza, è quasi costantemente all’ombra. Giunti nella cittadina brianzola le nostre strade si dividono: Enrico e Lorenzo si dirigono verso il Parco di Monza, quindi Arcore e poi Usmate; io devo cercare una via per raggiungere Cassano d’Adda. Al di là del trafficatissimo viale Lombardia, ritrovo la ciclabile che costeggia il Villoresi. Il corso d’acqua è ormai ridotto ad una portata infima rispetto a quando l’abbiamo visto nascere alla diga del Panperduto. Nel suo lento defluire ha ceduto quasi tutta la sua acqua per irrigare la pianura a nord di Milano. Sono contento che la ciclabile continui: i profeti di sventura sembrano essere stati smentiti. Purtroppo però l’illusione che la via prosegua fino a destinazione s’infrange quasi subito: il Villoresi, nei pressi del cimitero, ovvero nella periferia est di Monza, compie un salto e da quel momento in poi non c’è più verso di seguirlo. Mi occorre la mappa per capire cosa fare. La soluzione più logica è quella di tornare sul Naviglio Martesana. Il più in fretta possibile. E così attraverso Brugherio, Carugate e raggiungo Cernusco sul Naviglio. C’è poco traffico essendo domenica: mi è andata di lusso. Una volta qui, attraverso un bel parco pubblico e in breve sono nuovamente sulla ciclabile della Martesana. Ancora una mezzoretta di strada e sono a Cassano d’Adda: il contachilometri segna 116.

Ciao, alla prossima.

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