Prova


Non preoccuparti della pioggia, lasciala cadere” (Marco Brignoli, Rifugio Baroni al Brunone, Sentiero delle Orobie Orientali)

giovedì 29 maggio 2014

Un consiglio da amico...

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Ieri sera in tv

Massimo Troisi, 1953-1994
Ieri sera in tv hanno trasmesso per l’ennesima volta il film “Harry ti presento Sally”. Ed io ovviamente l’ho rivisto per l’ennesima volta. Tra l’altro ce l’ho anche in video-cassetta, per cui sono recidivo ogni oltre misura. L’alternativa era “Ricomincio da tre”, la prima pellicola girata da Massimo Troisi nel 1981. Ho scelto il primo perché mi fa ancora male vedere Troisi: la sua scomparsa (vent’anni fa) per me è ancora attualissima, e ogni volta che lo rivedo è come se si riaprisse una piaga, come se il lutto si rinnovellasse. In una scena del film, per esempio, Gaetano (Troisi) parla con un parroco della menomazione del padre alla mano destra, e della cieca fiducia del genitore nell’arrivo prima o poi del miracolo che lo risanerà. Il parroco dice: «Gaetano, io ho cercato di fargli capire che non c’è nessun castigatore, e che quella che lui chiama “disgrazia”, non è nemmeno una punizione, ma addirittura un regalo».
Al che Gaetano ribatte: «Ma è possibile che voi, in un modo o nell’altro dovete sempre esagerare? Cioè, mo’ è addirittura un regalo…». E il parroco: «E invece è così, figlio caro: loro premiano quelli che sentono più vicini, quelli che amano, così come la morte deve essere accettata da un buon cristiano come un dono divino. E queste piccole sofferenze noi le dobbiamo offrire al cielo e ringraziare per essere stati scelti come destinatari di questo regalo».
Gaetano: «Allora fatemi capire una cosa Don Ciro: mo’ può pure essere che mio padre va all’inferno perché non ha gradito il regalo…».
Parroco: «Ah…, voi giovani non credete più a niente e a nessuno. Ho capito: devo pregare anche per te…».
Gaetano: «Oh no no, Don Ciro, per carità: è capace che fanno qualche regalo pure a me…! Lasciate stare…».
Massimo Troisi se ne andò all’età di 41 anni, un pomeriggio di mezza estate, mentre faceva il solito riposino pomeridiano tanto caro ai figli del sud. Il cielo gli voleva troppo bene per lasciarlo sulla terra.
Aveva ragione Menandro: “Caro agli dei è chi muore giovane”.

Harry ti presento Sally, 1989
Ma come dicevo, ho rivisto “Harry ti presento Sally” e la ragione della mia scelta, a dire il vero, non è solo stata ad excludendum, come direbbero le persone colte. Il fatto è che ho un vero e proprio culto per le infinite “perle di saggezza” che saltano fuori dai dialoghi tra i due protagonisti: lui cinico, spietato, lucido e calcolatore fino all’esasperazione; lei romantica, sognatrice, coriacea e battagliera nella difesa delle sue idee e dei suoi valori. Dall’incontro scontro di questi due caratteri diversissimi, e per questo simmetrici e compatibili, viene fuori una commedia romantica, divertente e spiritosa, costruita con cura e ben recitata, con dialoghi brillanti e non priva di raffinate schermaglie psicologiche. Eccone qualche esempio:

- Ti rendi conto vero che non potremo mai essere amici.
- Perché no?
- Beh ecco… e guarda che non ci sto provando in nessunissimo modo: uomini e donne non possono essere amici perché il sesso ci si mette sempre di mezzo.
- No non è vero, io ho tantissimi amici maschi e il sesso non c’entra per niente.
- Non è così.
- Sì, invece.
- No invece.
- Si invece.
- Tu credi sia così.
- Stai dicendo che io ci vado a letto senza accorgermene?
- No, sto dicendo che loro vogliono venire a letto con te.
- Non è vero.
- È vero.
- Non è vero.
- È vero.
- E come lo sai?
- Perché nessun uomo può essere amico di una donna che trova attraente, vuole sempre portarsela a letto.
- Allora stai dicendo che un uomo riesce ad essere amico solo di una donna che non è attraente?
- No, di norma vuole farsi anche quella.
- Ma se lei non vuole venire a letto con te?
- Non importa, perché il click del sesso è già scattato quindi l’amicizia è ormai compromessa e la storia finisce li.
- Credo che non saremo amici allora.
- Credo di no.
- Ah è un peccato. Eri l’unica persona che conoscevo a New York.

- Se uno ti accompagna all’aeroporto, è chiaro che è all’inizio di una storia. Ecco perché io non accompagno nessuno all’aeroporto all’inizio di una relazione.
- Perché?
- Perché alla fine le cose cambiano, e tu non l’accompagni più all’aeroporto, e io non voglio sentirmi dire: come mai non mi accompagni più all’aeroporto?

- No, no no no no, non l’ho mai detto. Si hai ragione, non possono essere amici. Cioè se tutti e due stanno con qualcun altro allora sì, è l’unico emendamento alla regola d’oro: “Se due persone stanno con altri la possibilità di un coinvolgimento diminuisce”. E comunque non funziona lo stesso perché allora la persona con cui stai non capisce perché devi essere amico della persona di cui sei solo amico, come se mancasse qualcosa al rapporto e dovessi andare a cercartelo fuori. E quando dici “no no no non è vero non manca niente al rapporto”, la persona con cui stai ti accusa di essere segretamente attratto dalla persona di cui sei solo amico, il che probabilmente è vero. Insomma parliamoci chiaro, vale la regola d’oro, si abolisce l’emendamento, uomini e donne non possono essere amici, vieni a cena con me?

- Harry: «E perché avete rotto?»
- Sally: «Perché era tanto geloso di certe mutandine con i giorni della settimana…»
- Harry: «No, aspetta la cosa diventa difficile… Hai detto mutandine, vero?»
- Sally: «Sì, c’erano stampati i giorni della settimana e io le trovavo divertenti… e un giorno Sheldon mi fa: “non porti mai la domenica” e tutto sospettoso “dov’è la domenica? Dove hai lasciato la domenica?” E io gliel’ho detto e lui non mi ha creduto!»
- Harry: «Cioè?»
- Sally: «La domenica non c’era!»
- Harry: «Perché no?»
- Sally: « È il giorno di Dio…»

- Per voi uomini è diverso: Charlie Chaplin ha avuto figli fino a 73 anni.
- Sì, ma non riusciva a tenerli in braccio.

- Mi ha portato in un ristorante indiano. Bene le dico, non sapevo che in India si mangiasse: ordinerò un paio di piatti vuoti e poi a casa…

- Ho rifatto quel sogno: sto facendo l’amore e i giudici olimpionici guardano. Ho superato le eliminatorie e sono entrato in finale. Il canadese mi dà 9,8, l’americano un 10 pieno e mia madre, travestita da giudice della Germania dell’Est, mi dà 3.

- Uno senza faccia che ti strappa i vestiti è la fantasia sessuale che hai da quando avevi dodici anni, sempre la stessa?
- Be’, a volte la vario un tantino.
- In che senso?
- Cambio i vestiti.

- Sono rientrato a casa e ho trovato Frank, il mio migliore amico, a letto con mia moglie. Gli ho detto: “Frank, io devo! Ma tu?”

- Harry: «Ci pensi mai alla morte?»
- Sally: «Certo»
- Harry: «Figuriamoci un pensiero fugace che ti attraversa la mente, io ci penso per ore, ci penso per giorni interi»
- Sally: «E credi che questo ti renda migliore?»
- Harry: «Senti, quando arriverà la mazzata io sarò preparato e tu no, dico solo questo»
- Sally: «E nel frattempo ti rovini tutta la vita aspettandola»

- Adoro il fatto che tu abbia freddo quando fuori ci sono 25 gradi. Adoro il fatto che ci metti un’ora e mezzo per ordinare un panino. Adoro la piccola ruga che ti si forma sul naso quando mi guardi come se fossi matto. Adoro il fatto che dopo aver passato una giornata con te, possa ancora sentire il tuo profumo sui miei vestiti. E adoro il fatto che tu sia l’ultima persona con la quale voglio parlare prima di addormentarmi la notte. Non è che mi senta solo, e non c’entra il fatto che sia Capodanno. Sono venuto qui stasera perché quando ti rendi conto che vuoi passare il resto della tua vita con una persona, vuoi che il resto della tua vita inizi il prima possibile.

lunedì 26 maggio 2014

Un fine settimana da campioni…

Varenna
Nel fine settimana siamo stati sul Lago di Como, con qualche puntata anche verso il Ceresio, ovvero il Lago di Lugano. In che senso “siamo stati…”? Con le biciclette, ovviamente. Il territorio lariano d’altra parte si presta a questo genere di attività e dispone di percorsi più o meno impegnativi (oltreché di un paesaggio naturale di incomparabile bellezza) a seconda della preparazione (o del maso-chismo…) degli amanti del pedale.
Sabato mattina, Lorenzo ed io, abbiamo preso su le nostre belle biciclette (lui una mountain bike, io una da corsa) e con il treno siamo giunti a Varenna. Poi, col traghetto (non certo a nuoto…) abbiamo raggiunto la sponda opposta, ovvero Menaggio. Qui, a sorpresa abbiamo trovato Alessandra e Simona. A sorpresa in quanto l’appuntamento era su dalle parti di Alessandra, ovvero sulla strada per Porlezza. Ma sapete come sono le donne: amano stupire. E dunque ci siamo avviati su per la salita. E farla con un arnese in spalla pesante come un macigno non è stato affatto gradevole.
Dall’abitato di Menaggio abbiamo imboccato la ciclabile ricavata dall’antico tracciato ferroviario che collegava il Lago di Come con quello di Lugano (Menaggio-Porlezza: 1884-1960). A proposito di ferrovie dismesse e green way(s)…, argomento al quale siamo, come si sa, molto affezionati.
Si sale, si sale su per tornanti e rettifili anche impegnativi, fino a che non raggiungiamo la casa dell’Ale. Lorenzo ed io finalmente possiamo disfarci dei nostri pesi; e così via, più leggeri che mai, verso nuove avventure…! Seguiamo la provinciale e, all’altezza di Carlazzo, svoltiamo per la Val Cavargna. Il percorso s’immerge in una fitta selva rigogliosa e ombreggiata, mentre l’aria s’impregna di umidità e fragranze di sottobosco. Saliamo ancora e la temperatura estiva assaporata in riva al lago, lascia spazio ad un frescolino piuttosto pungente. È meglio coprirsi. A Cusino siamo già ad 800 metri di quota; ancora su per qualche chilometro ed eccoci a San Bartolomeo. Dai 200 metri di Menaggio siamo arrivati agli 850: un bel dislivello, percorso senza grosse difficoltà. Alessandra ha un impegno amministrativo per il primo pomeriggio e così si decide di tornare sui nostri passi. Giù a rotta di collo seguendo i tornanti, e in pochi minuti siamo di nuovo a Carlazzo: tempo e fatica in salita equivalgono a pochi attimi di vento sulla faccia, ebbrezza della velocità e gioia in discesa. Le due paradossali facce della medaglia del ciclismo. Breve spuntino in un bar del posto, e poi ritorno a casa dell’Ale. Doccia veloce e via in macchina verso il paese natale dell’Ale. Lorenzo ed io veniamo piacevolmente “parcheggiati” dai genitori di Alessandra, mentre lei disbriga le sue faccende burocratiche. In televisione c’è il Giro d’Italia: oggi si corre la mitica tappa di Oropa, quella che vide le gesta eroiche di Pantani nel 1999. I genitori dell’Ale sono molto gentili ed ospitali, e così, visto che i corridori di oggi non danno grande spettacolo, si fa piacevole conversazione. Poi torna l’Ale, e a bruciapelo dice alla madre: “Mamy, spiega a Luigi perché non deve votare i 5 Stelle…”. E da quel momento in poi nulla sarà più come prima…! Sarei tentato di ingaggiare una disputa dialettica all’ultimo sangue con questa donna battagliera, ma non mi pare proprio il caso. E così, dopo aver prudentemente cambiato argomento di conversazione, ci congediamo cordialmente dai genitori dell’Ale e ci avviamo verso Porlezza (riforniti del vino del “Pino”: papà dell’Ale).
La serata prosegue a casa di amici, tra i fumi dell’alcol, la telecronaca soporifera della finale di Coppa dei Campioni e piacevolissime conversazioni…!

La mattina dopo colazione e via in bicicletta. Ancora in preda ai postumi della sbornia, scendiamo sulle sponde del Lago di Lugano e c’inoltriamo nella Val d’Intelvi. Da Osteno saliamo verso Claino e a seguire Laino: in cinque chilometri superiamo un dislivello di 400 metri. E non è ancora nulla…! E proprio mentre ci accingiamo a continuare la salita, Simona fora la camera d’aria posteriore. E ovviamente non ha quella di riserva…! Neanche Lorenzo ne ha una, ed io ho quella per la bici da corsa. Per fortuna ci salva l’Ale. E si riparte.
A Lanzo siamo già a 871 metri di quota; e si prosegue. Un muro lastricato (con una pendenza mostruosa…) ci porta all’attacco dell’ultima fatica: la vetta del Monte Sighignola. Poco meno di sei chilometri al 6.5 %, con punte massime al 12%. Saliamo tutti con passo regolare, ognuno a seconda delle proprie capacità. Io vado in fuga, ma più si susseguono i tornanti e i rettilinei, più sento che mi mancano le energie. Lorenzo mi raggiunge e mi supera: sono in crisi nera, crisi da fame. E con la fame arrivano anche accenni di crampi e freddo. Questa mattina ho fatto una colazione scarsa per inappetenza etilica, e durante il tragitto non ho mangiato nulla. Ora ne pago le conseguenze. Ci fermiamo presso il bar-ristorante posto a poco più di un chilometro dalla vetta, e divoro nel tempo di un “amen” una gigantesca coppa di gelato. Nel frattempo ci raggiungono Simona e Alessandra. Lorenzo racconta loro la mia triste condizione, e sono quasi costretto a consolarle della loro incontenibile afflizione.
Si riparte tutti insieme e in pochi minuti siamo in vetta, sul cosiddetto “Balcone d’Italia” (1320 metri). La vista è strepitosa e spazia a 360°. Con un salto quasi verticale di mille metri si scorge Lugano adagiata sulle sponde del lago; alle nostre spalle il Lago di Como; la pianura lombarda sbiadisce a meridione, mentre le vette alpine (Monte Rosa e Cervino) fanno da corona tutto intorno.
Fa freddo quassù, e così dopo un paio di foto di rito e un piccolo spuntino si riparte. Scendiamo a Lanzo, e dopo una breve sosta si continua. Mille metri di discesa adrenalinica e senza sosta, e siamo di nuovo sulle rive del Ceresio.
È il primo pomeriggio e lentamente ci avviamo verso il ritorno. A Porlezza salutiamo Simona. Noialtri continuiamo verso Menaggio. Lorenzo ed io recuperiamo i bagagli, salutiamo Alessandra, e via verso il traghetto. A Varenna saliamo sul ‘Regio Express’ diretto a Milano, affollatissimo come al solito. Lorenzo scende a Lecco, per poi prendere un altro treno che lo condurrà nella ridente Usmate. Io proseguo fino a Milano. Da qui ancora un treno fino a Treviglio. E da Treviglio, ancora quindici chilometri di bici fino a casa.
Lungo la strada vengo raggiunto e superato da un ciclista che vola ai 36-37 km/h. È un’occasione imperdibile e così mi attacco dietro di lui, a “ciucciare la ruota” come si dice in gergo. Il tizio si volta e mi guarda sorpreso: con quel mostro di borsone sulle spalle devo essere proprio ridicolo. Ad ogni modo non lo mollo, e in mezz’ora sono a casa. Il contachilometri a fine giornata segna 85 chilometri.
Stanco, ma soddisfatto. E dopo doccia e cena, l’ultima fatica di giornata: al seggio elettorale per il dovere civico! Alla prossima.

giovedì 22 maggio 2014

Perle di inestimabile saggezza…

- Leggo ora di un’invenzione molto sana: l’assorbente per peti malati. Si applica direttamente sulle mutande. Certo per i rumori occorre pensare a qualcos’altro.
- Dovessi attraversare l’Inferno non vorrei altra persona che te al mio fianco. A parte la fiasca del Fernet, s’intende.
- Mia nipote, cinque anni, mi guarda bere dalla fiaschetta di grappa e fa: «Zio, perché ti bevi sempre lo sciroppo?» Ed io: «Perché ho la gola secca…!»
- Fide che vergogna: una volta con un balzo saltavo il fosso; ora se sfiato mi c…o addosso!
- Ahò, se n’è andato pure Little Tony. Oggi i funerali al Divino Amore. Ce stavano pure i Cugini di C. Quando la folla li ha visti arrivare è scappata per la paura. Loro si sono offesi.
- Comunque non volevo dirtelo, ma ho già pronte le valigie (di cartone) per trasferirmi nella tua nuova casa: aspetto solo un fischio. Porto anche la gabbietta col canarino giallo. P.S. Ah, una cosa: chiaramente tenderei a non trascurare le mie quattro mignotte, per cui… Mi raccomando dillo alla Sara…!
- E ma basta, sui mezzi pubblici non si può più salire: dei cessi ambulanti (privi di ritirata) dove ognuno si sente in dovere di condividere col prossimo i propri virtuosismi intestinali…! Io compreso, naturalmente.
- Uhé auguri, vecchio scrotaiolo…! Senti, io ho già tutto pronto, badante, trespolo per le flebo, padella e pappagallo, una buona scorta di pannoloni doppia resistenza. Se ti serve una consulenza in materia fammi un fischio. Ma forte che ormai sono quasi completamente sordo…
- Come diceva Pozzetto, “il matrimonio è una cosa esagerata: è come se uno che ha fame si comprasse un ristorante”.
- Sagace trovata del professore per limitare le performance del ‘subdolo artigliere’: «Eh je mettemo ‘n sughero ar culo…! Pe’ sicurezza: nun se sa mai…»
- Fide se è brutto il pellicano bruno: quasi più brutto dell’emù…
- Quant’è triste Natale… Se proprio proprio, aiutati con un bel tazzone di Cynar al mattino; mezzo litrozzo di Petrus a pranzo; e a sera una fiasca di Punt & Mes
- Bene, mi fa piacere dai. Ora pensa a guarire: prova con le supposte di (nitro) Glicerina. Si, lo so che tu non accetti basse insinuazioni, ma qualche volta è pur necessario.
- Ahò, a me la visita urologica fa molta paura: metti che te capita un bifolco con le zampe a cotechino…!
- A Capodanno è stato fondato il “Club degli onanisti brutti”. Eletto presidente all’unanimità il Piazza. Vicepresidente per acclamazione il bel Robertino…
- Ma ti pare possibile che per mollare d’urgenza due sfilatini debba (debba?!?! Ma che lingua è..?) prima ordinare tre caffè in tre bar diversi? Ogni volta la stessa bieca risposta : «È fuori servizio». Forse mi tradiva la mia espressione estremamente angustiata…! Morale: se si necessita del bagno sempre meglio sorridere e dire: «Dove posso lavarmi le mani?».
- ‘Che cos’è l’amor’, di Vinicio Capossela; variazione sul tema operata in un momento d’ispirazione: “Ahi permette signorina, sono il re della latrina…”
- Fide se è brutto il macaco biondo del Giappone. Fa quasi concorrenza al pellicano bruno (e pure a Faustino).
- Ma te pensa che cojone er ‘trucido’: invece di venire a divertirsi con noi è rimasto a petare in Brianza. Dopo aver ascoltato la registrazione della sua allegra sinfonia (sono ancora scioccato…) non oso immaginare che avrà combinato nella camerata dei suoi compari: avrà appestato tutto. Ma poi ha definito stregone Dio Onnipotente nell’affresco di Filippo Lippi. Nun ce se crede, è ‘gnorante come ‘na zappa. Roba da chiodi…!
- Nel mio paesello hanno aperto un’altra agenzia funebre: ora sono più numerose delle panetterie. E offrono promozioni vantaggiosissime. Quasi quasi ci faccio un pensierino. Peraltro pare che la clientela non si sia mai lamentata…
- Ah, dimenticavo: io sono affezionatissimo al mio cane…! Però tranquilla, non sporca: è di maiolica. In soggiorno starà benissimo.
- Come sta il mio amica prostata-man? Io in questo periodo faccio dei peti non proprio gradevoli, ma assai rumorosi. Da record o comunque da podio.
- Comunque per la cronaca la Simo ha detto testualmente: «Lorenzo e l’arte sono due cifre inconciliabili». E io di rimando: «Che vuoi che ti dica…, non è colpa sua: è ignorante!» - «Scusa Lu, non per difendere Lorenzo, ma mi pare che anche tu abbia riso per tutto il tempo. E poi tra l’altro, non sei stato proprio tu a dirmi: “Oh Ale, non riesco neanche a guardarla sta performance. Sto male, mi vien da vomitare…”».
- Mi sa che il vitel-maialato di ieri sera, con panna acida, mi ha fatto poco bene…
- E che vuoi fare, la vita è fatta a scale: chi le scende… e chi nun c’ha gnente.
- E poi sto diventando ipocondriaco, ho sempre paura di prendere freddo, di fare la bronchitica. Pensa che a maggio inoltrato ho ancora su le mutande di lana. Non ti dico il prurito…! Va bene tutto, ma così è esagerato…
- Imodium, Guttalax, Gaviscom, Trio-Carbone Attivo, Dolce Euchessina e fermenti lattici di ogni ordine e grado? Chiedi pure a me: ho un’ampissima esperienza in questo campo. Modestamente…
- Scatola per mal di gola, 16 pastiglie retrogusto arancia, 7.6 euro. Ovvero 15mila delle vecchie lire…! Ammalarsi non conviene. Meglio spendere per un bel vinello generoso (Ronco o Civ & Civ, l’è istes…)
- Poi non lo so…, ogni volta che mangio sembra che mi soffino aria compressa su per il pertugio. Quanta tristezza.
- Riammalato…! Non so, forse dovrei andare in montagna ad ossigenarmi. O forse dovrei ricominciare con le canne…
- Mal di gola a palla e flatulenza. E ho l’assai sgradevole sensazione che mi sia rimasto qualcosa nelle mutande: ho paura persin a guardare…
- Qua c’è solo da piangere: pensa che anche la barista che mi aveva chiesto in sposo mi ha voltato le spalle. Per la flatulenza, penso.
- ‘Er barcarolo’, di Lando Fiorini; variazione al tema operata in un momento vagamente bucolico: “Er barcarolo va, controcorente - che quando sfiata er botto, s’arisente…”.

mercoledì 21 maggio 2014

Breve promemoria per chi parte da Milano (che sennò mi dimentico...)

Il treno che prenderemo noi parte da Milano Centrale alle 09.20 di venerdì 6 giugno (2014). È un Regionale Veloce (2275) senza obbligo di prenotazione, per cui ci si siede dove ci pare (quindi pure tutti vicini-vicini). Ovviamente sceglieremo di stare vicino alle bici (per chi le porta): il vagone bici si trova in testa al treno solitamente ed è chiamato in gergo “pilotina”. Per cui la domanda corretta da fare al capotreno è: «Scusi capo, la “pilotina” è in testa o in coda?»
Dobbiamo poi cambiare per prendere l’altro Regionale Veloce (2127) che arriva a Rimini (14.01) o Pesaro (14.33). Si può cambiare o a Piacenza o a Bologna. L’anno scorso abbiamo cambiato a Piacenza: 1) Perché è una stazione più piccola e meno caotica; 2) Perché c’è un quindici minuti in più di tempo tra una coincidenza e l’altra.
Direi che ognuno può fare il biglietto per conto suo (Milano-Piacenza: €. 6.45) + (Piacenza-Rimini: €. 18.30).
Ah, ricordate che occorre anche il biglietto per la bicicletta (€.3,5) per chi la porta.
Per il ritorno, domenica 8 giugno (2014) stessi tipi di treni: basta specificare che si vuole utilizzare i regionali veloci. Io prenderei il 14:44 (6564) da Rimini, con cambio a Piacenza e arrivo a Milano C.le alle 19:45. Ma ce ne sono anche altri: tipo 13:57 con arrivo a Milano alle 18:45.

martedì 20 maggio 2014

Dalle ferrovie abbandonate alle ciclovie, il viaggio non si ferma

Ci fu un tempo in cui la ferrovia arrivava dappertutto (o quasi) e collegava luoghi lontanissimi tra loro, o anche vicini, ma impervi e raggiungibili solo affrontando giornate e giornate di cammino o transiti su mezzi più o meno di fortuna. Da che la locomotiva a vapore cominciò a percorrere i suoi primi metri sui binari, fu tutto un crescendo di sfide, di conquiste, un divorare continuo di strade e distanze. Da metà ‘800 e a seguire, società private e capitali pubblici fecero a gara ad aggiudicarsi lavori per collegare luoghi tra loro, e per rendere globale il mondo fino ad allora diviso da barriere spazio-tempo insuperabili. Fu una grande epopea quella della locomotiva e noi che amiamo viaggiare, ai ritmi lenti del passato e dei ricordi sbuffanti e sferraglianti, non possiamo non lasciarci travolgere da questa storia. Ora, in concomitanza con l’arrivo della bella stagione, e come ormai avviene da alcuni anni, ricominceranno le iniziative volte alla valorizzazione delle ferrovie storiche dismesse disseminate lungo tutta la Penisola. Come si sa sono tratte comunemente dette “antieconomiche”, e già a partire dagli anni ’60 hanno smesso di trasportate merci e persone. Un patrimonio storico e culturale immenso lasciato alla cura amorevole di alcuni volenterosi appassionati. Da sabato 17 maggio, per esempio, e poi a seguire nei fine settimana successivi - e per tutta l’estate - , si svolgerà l’iniziativa “Binari senza tempo”, promossa dalla Fondazione FS Italiane: lo scopo è quello appunto di accendere un riflettore su questa realtà da “museo a cielo aperto” e di consentire, a quanti vogliano fare un’esperienza fuori dall’ordinario, di salire a bordo di vecchi (o meglio antichi) treni a vapore e di lasciarsi trasportare a velocità moderata (secondo i nostri standard), annusando e ascoltando odori e rumori consegnati agli archivi della storia. Quattro sono le linee ferroviarie interessate a questo progetto onirico: la Palazzolo sull’Oglio - Paratico Sarnico (sull’alto Sebino); la Asciano - Monte Antico (Val d’Orcia); la Sulmona - Castel di Sangro (Abruzzo; detta anche la “Transiberiana d’Italia”); e la Agrigento - Porto Empedocle (Sicilia; detta altresì “La Ferrovia dei Templi”). Si tratta di percorsi immersi nell’incomparabile bellezza della natura, binari che attraversano paesaggi poco o per nulla antropizzati, a volte quasi incontaminati, e che salgono anche a quote considerevoli (Rivisondoli-Pescocostanzo, 1268 metri). Per quasi un secolo questo fu l’unico mezzo di trasporto per intere comunità. Con l’avvento poi della motorizzazione a scoppio e la diffusione massiccia dei mezzi di trasporto privati, la ragione prima di queste meravigliose ferrovie venne meno: sia per i passeggeri che per le merci. Ed inevitabilmente ciò provocò la soppressione graduale dell’esercizio.
Ecco, a proposito di linee in via di dismissione, o dismesse del tutto, un paio di settimane fa - e con mio colpevole ritardo - mi sono accorto che nelle valli a ridosso di Bergamo, vale a dire a trenta chilometri da dove abito, esistevano due incredibili ferrovie: la prima partiva appunto da Bergamo e s’inoltrava nella Valle Seriana, fino a raggiungere Clusone (34 chilometri); la seconda, sempre partendo da Bergamo, arrivava a Piazza Brembana, seguendo le sponde del fiume Brembo (30 chilometri). I lavori, cominciati, negli anni ottanta dell’800, furono terminati sulle intere tratte rispettivamente nel 1911 e nel 1906.
Nelle locandine che raccontano le inaugurazioni delle linee si osservano paesaggi montani pittoreschi e viaggiatori abbigliati alla maniera della Bella Epoque: la Grande Guerra era di là da venire, e l’Europa era ancora il motore trainante dell’Umanità.
La tratta della Val Brembana, transitava da San Pellegrino Terme, e fu concepita soprattutto come ferrovia turistica (anche se poi e per lunghi decenni fu utilizzata anche per il trasporto merci: acque minerali, legname, marmi, prodotti tessili etc…); l’altra nacque come linea merci, e poi, con il successivo raggiungimento della rinomata Clusone, divenne mezzo di trasporto anche per i viaggiatori amanti della montagna. La ferrovia della Val Brembana venne ufficialmente chiusa il 17 marzo 1966; quella della Valle Seriana le sopravvisse di un anno: 31 agosto 1967. Il servizio di trasporto pubblico su ferro venne dapprima affiancato e successivamente sostituito dalle corse di linea degli autobus. Il materiale rotabile venne dismesso e del vecchio tracciato non ne rimase che una massicciata abbandonata. Questo fino ai primi anni del 2000. A partire da allora, infatti, cominciarono a susseguirsi studi e progetti della Provincia di Bergamo, volti a valorizzare quest’immensa risorsa inutilizzata: ne vennero fuori due splendide piste ciclo-pedonali, lunghe rispettivamente 38 chilometri (Ciclovia della Val Brembana) e 31 chilometri (Ciclovia della Valle Seriana). Grazie a queste due opere l’amante della bicicletta può inoltrarsi nelle splendide valli a nord di Bergamo, raggiungere comodamente e in piena sicurezza località rinomate, e godere di paesaggi d’alta quota.

Ed è qui che scatta la proposta: la mia idea, ovviamente, è quella di percorrere entrambe le ciclovia, partendo da Bergamo. Si va prima su per la Val Brembana, fino a San Pellegrino Terme; e poi, salendo e superando Selvino (o Zambla), si ridiscende verso la Val Seriana. E da qui si fa ritorno a Bergamo seguendo l’altra ciclovia. Volendo si può pernottare in una delle due valli se non ce la si fa in giornata (il giro lungo che passa da Zambla Alta (1290 metri) è lungo circa una novantina di chilometri.
Periodo consigliato: estate, inizio autunno.

venerdì 16 maggio 2014

Gli ultimi giorni di scuola

- Ma te lo ricordi l’ultimo giorno di scuola al liceo, eh Vi? Già da due o tre giorni prima praticamente non si portava più lo zaino (dire cartella è francamente troppo “antico”). Si passava più tempo in giro che non in classe e anche i professori non avevano più voglia di far lezione. C’erano le ultimissime interrogazioni per far recuperare le insufficienze. Ricordo che la professoressa (supplente) di matematica e fisica mi rincorse per un paio di settimane perché doveva “risentirmi” e in una maniera o nell’altra riuscii sempre a evitarla. Ogni tanto, sogno ancora di quell’episodio, come se non avessi chiuso i conti con il passato. Non sono più tanto sicuro però che si tratti di incubi. E poi l’ultimo giorno…, faceva caldo e a scuola si andava in bicicletta. Persino il ponte bianco della superstrada, quello pedonale, appariva meno tetro. Nell’aria c’era profumo di primavera, erba tagliata e libertà. Si entrava in classe solo per riunirsi con gli altri compagni prossimi all’evasione. C’era un’euforia incontrollabile. E poi, dopo una farsa di lezione, si prendeva la via del bar e delle palestre, dove si giocava a basket, palla-volo e calcetto. Qualcuno improvvisava sfide di calcio contro gli altri istituti nel campo dietro la scuola. C’era anche chi portava stereo portatili, pesantissimi. Non se ne vedono più in giro di esemplari così oscenamente ingombranti. Io di solito giocavo a basket con Marco C., Christian, Andrea G., Zitoli, Boselli ed altri. Nella testa di tutti c’era un solo pensiero: è finita. Era il nostro personalissimo “Sabato del villaggio”, l’attesa che porta gioia perché gravida di speranze e aspettative. Ognuno di noi, assaporando quell’anticipo di felicità, sperava di fermare il tempo, sognava di rendere eterno quell’attimo di gioia sospesa. Ed a fine giornata, salutandosi e dandosi l’appuntamento a settembre, c’era sempre un po’ di malinconia. Perché in fondo sapevamo che insieme all’abbandono della costrizione, lasciavamo anche i nostri amici, i nostri amori, i nostri compagni di scuola e di vita.
Uno di questi giorni dobbiamo fare un incantesimo: ci diamo appuntamento alle otto all’incrocio via Bellini - via Boccaccio, proprio come facevamo anni e anni fa, e facendo finta di nulla, come se ci fossimo lasciati il giorno prima, ce ne andiamo in bici al Parco Nord. Io magari ti parlo del compito in classe di latino che mi attende (nessun problema: ieri, in combutta con la bidella, quella piccola con i capelli corti neri… - come si chiama??? me ne scorso sempre - ho fatto la fotocopia della versione che ci attende: un passo del de Bello Gallico…, una cavolata) e tu del decimo canto del Purgatorio, quello dei superbi. Se uno dei due non sta al gioco, l’incantesimo si spezza e saremo precipitati nel 2014 senza neanche accorgercene. Viceversa saremo ancora due adolescenti che si avviano all’età adulta…, con tutta la vita davanti.

- Queste righe mi hanno catapultato indietro nel passato… e mi sono sentita là… in quell’incrocio di via Bellini, mentre ti aspetto e ripasso Dante e mi sento piena di dubbi…, ma poi arrivi tu, con il tuo sorriso rassicurante e dimentico tutto Dante e i suoi gironi e via insieme in bici sulla ciclabile, chiacchierando e ridendo fino ad arrivare al ponte da dove si scorgeva la scuola che ci riportava alle nostre piccole paure… Sei il mio scrittore preferito… lo scrittore dei ricordi…

Petizione a favore della partecipazione di Walter alla “Biciclettata di Rimini”

Amici, il 25 marzo scorso vi ho parlato di Walter. L’occasione è stata il suo compleanno. Ora scrivo su queste pagine per lanciare una petizione: uniamoci tutti a coorte e cerchiamo di convincerlo a partecipare alla “Biciclettata di Rimini”.
Egli, dalle ultime indiscrezioni pervenuteci, sarebbe fortemente tentato dall’idea, ma deve ancora vincere le ultime resistenze. Coraggio allora, facciamogli sentire quanto gli vogliamo bene, e quanto ci farebbe piacere averlo con noi…!
Forzaaa Waltereeeee: siamo tutti con te…! (P.S. Abbasso Lazio. Anzi, Lazzieee...).

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mercoledì 14 maggio 2014

Rimini, mon amour

http://www.geocarte.it/
Ciao amici,
Mancano ormai tre settimane alla ‘Biciclettata di Rimini’. E dato che molti in questo periodo si stanno chiedendo se riusciranno a farcela a seguire i “professionisti del pedale” (alla Alessandra e Alfio, per intenderci), è il momento giusto per raccontare un po’ quello che faremo in questi tre giorni. Intanto, per chi può prendere ferie nella giornata di venerdì, l’idea è quella di partire al mattino e raggiungere Pesaro, in treno - con bici al seguito naturalmente - (Regionale Veloce 2275; Milano Centrale h. 09.20 - cambio a Piacenza). L’ora di arrivo è prevista intorno alle 14.30. Da Pesaro si seguirà la bellissima strada panoramica che s’inerpica su per il Parco Naturale del Monte San Bartolo; dopo una ventina di chilometri di sali-scendi, arriveremo a Gabicce Monte e da qui, con una veloce discesa, raggiungeremo il litorale. A questo punto le asperità di giornata sono finite e ci attende solo una bella e rilassante pedalata sul lungomare fino all’albergo.
Chi invece non se la sentisse di affrontare la panoramica, può scendere dal treno alla stazione di Gabicce Mare. Poi magari ci si trova lungo la strada che porta a Rimini.
Come alternativa di ‘avvicinamento’, si era pensato di scendere a Cesena, raggiungere Cesenatico per mezzo della sicura pista ciclabile; e da qui Rimini. Il percorso è tutto in piano e dato che il primo giorno avremo con noi le borse sulle bici, potrebbe essere un vantaggio non incontrare salite.

San Marino - panorama
Il giorno seguente, partiremo alla volta dell’entroterra. Come già avvenuto per gli anni passati, ci avventureremo lungo la ciclabile sterrata del fiume Marecchia. Il tragitto è decisamente abbordabile e non ci vuole affatto una preparazione particolare per percorrerlo tutto. Una ventina di chilometri immersi nella natura ci porteranno nei pressi di Villa Verrucchio. Ancora un paio di chilometri (questa volta di salita) ed eccoci nell’antico borgo medievale di Verrucchio. Qui la sosta è d’obbligo. A seguire, si riparte alla volta di San Marino.
Chi non se la sentisse di cimentarsi in questa “impresa” ha due alternative: o ritorna a Rimini ripercorrendo la ciclabile del Marecchia; oppure può seguire la provinciale che porta alla bella Santarcangelo di Romagna; da qui poi si continua lungo la fascia costiera e in breve si torna a Rimini: 50 chilometri totali per la prima opzione; circa 60 per la seconda.
Per gli ardimentosi che getteranno il cuore oltre l’ostacolo invece, ci sarà la salita al Monte Titano (749 m.s.l.m.). Da Verrucchio sono circa una decina di chilometri: tutti o quasi di salita, ovviamente. Lo spettacolo che si aprirà davanti agli occhi di chi arriverà quassù, ripagherà di tutti gli sforzi fatti. Promesso!
Dopo la visita al borgo fortificato, con doverosa pausa pranzo, si scenderà verso Montescudo (386 m.sl.m.), altro borgo malatestiano arroccato sulle alture; da qui si proseguirà alla volta di Montefiore Conca (385 m.s.l.m.) - dove volendo si potrà visitare la rocca medievale - ; e continuando si scenderà ancora verso Morciano, quindi Cattolica e per finire Rimini. Per un totale di circa un’ottantina di chilometri.
Questa è la proposta: in alternativa si potrebbe rifare il percorso collinare Morciano - Saludecio - Mondaino - Montegridolfo - Tavullia - Gradara - Gabicce. Già sperimentato negli anni passati. Ma questo lo valuteremo tutti insieme. Non nascondo tuttavia che la salita a San Marino mi intriga parecchio.
Ovviamente tutto ciò è per chi avrà piacere di inforcare la bicicletta (ricordo comunque che l’hotel nel quale pernotteremo - Hotel Capri - mette a disposizione dei clienti alcune biciclette da passeggio: non certo idonee per affrontare lunghi percorsi, né tantomeno salite, ma utili per sgranchirsi un po’ le gambe). Viceversa, e come già alcuni hanno anticipato, ci sarà la possibilità di concedersi una splendida giornata in riva al mare. Con annesso primo bagno della stagione (non dimenticate il costume da bagno…). Ci si ritroverà poi tutti insieme per dare il via al cerimoniale dell’aperitivo in spiaggia (con l’immancabile Aperol-Spritz…) e della seguente cena a base di pesce e vino bianco. E per il dopo-cena cercheremo un locale dove raccontarci le nostre vite - gustando un cocktail, o anche un bel Talisker - ; o magari una balera (come l’anno scorso) dove lanciarci in danze più o meno scatenate (a seconda del grado di stanchezza…).

A questo punto direi che è d’uopo mettere un termine ultimo di adesione all’iniziativa: il 26 di maggio prenotiamo l’albergo. Quindi chi fosse interessato si faccia sentire prima di allora.
E dunque, che Rimini sia.

venerdì 9 maggio 2014

La Sicilia di Salvo

Ieri ho ricevuto una cartolina dall’amico Salvo. Sul fronte si vede la procace “Baccante Ambrosia”, così come appare nel mosaico della Villa Romana del Casale, presso Piazza Armerina; sul retro si legge: “Da qualche parte della Sicilia… un nettare ci avvolse, dolce come ambrosia…”. E poi, sparse qua e là, a corollario della scritta centrale, alcuni nomi per lo più femminili: Pamela, Mirella, Manila, Cecilia, Donato, Elena, Max, Lidia… E naturalmente Salvo.
Come molti sanno infatti, Salvo durante le vacanze di Pasqua si è regalato un viaggio straordinario nell’incanto della Sicilia. Partito da Roma con altri diciassette compagni, ha raggiunto Napoli a bordo di due furgoncini, e da qui, traghettando, ha messo piede sulla sponda di Palermo. Dopo una visita alla città e ai suoi dintorni, ecco che il viaggio (che sarebbe meglio chiamare periplo…) è cominciato, alla scoperta dell’isola: Monreale, Cefalù, Mondello, Segesta, San Vito Lo Capo (riserva naturale dello Zingaro), Trapani, Marsala, Mazara del Vallo, Selinunte, Agrigento, Piazza Armerina, Caltagirone, Ragusa, Modica, Noto, Siracusa, Taormina, Messina. Da qui poi l’allegra comitiva (peraltro non risparmiata dalla spaventevole sindrome di Tutankemen) ha attraversato lo stretto e ha cominciato la risalita verso nord, fino a tornare a Roma. Senza peraltro perdersi la fantastica Paestum.
Dev’essere stato davvero un viaggio pieno di scoperte e di avventure. Per non parlare poi dell’aspetto goliardico che sempre pervade esperienze come questa. Durante questi giorni infatti, Salvo mi ha inviato alcuni sms, e non credo che se ne avrà a male se ne pubblico uno su queste pagine: in fondo è la fotografia dell’atmosfera che egli e i suoi compagni di viaggio hanno vissuto in questi giorni:
“Che ciuca ieri sera…! Ero così sbronzo che ho suonato la batteria in un locale, mentre il pubblico, altrettanto sbronzo, cantava a squarciagola le canzoni di Battisti. Il mal di testa (e la vergogna) sta passando solo ora. Bleah…”.
In attesa di un suo resoconto dettagliato, con annesso relativo book fotografico, proviamo a sognare anche noi un bel viaggio in Sicilia, magari in bicicletta: mille chilometri alla scoperta di una delle terre più belle della nostra Italia. E Salvo naturalmente ci farà da “Cicerone”.

mercoledì 7 maggio 2014

Robertino...?!?!?

«Il primo maggio mi sono cimentato nella famosa “Camminata Morbegnese”, una piacevole corsetta di sette chilometri tra le vie del centro storico (mannaggia potevo proportela, ma fino al giorno prima ero ancora lievissimamente indisposto…); e all’iscrizione chi ti vedo? Sì, proprio lui: il Canaglia!» (Salvo).

martedì 6 maggio 2014

Piccolo indovinello...

Chi sa dirmi cos’è quella massa bianca e cotonosa che ricopre il bordo strada…?
Piccolo aiutino, come dicono in benpensanti: a contatto col fuoco brucia. Ma non provate ad avvicinare una fiamma, sennò mandate in fumo tutto il bosco...!

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lunedì 5 maggio 2014

Il tour dei Navigli - seconda parte

In giallo il Canale Villoresi -
autore Regione Lombardia, 1989
L’anno scorso, di questi tempi, si programmava un giro in bicicletta lungo i navigli di Milano. Il progetto poi venne realizzato in giugno, dopo la classica “Biciclettata di Rimini”. Io personalmente partii da Cassano d’Adda e raggiunsi la Darsena di Milano. Qui mi incontrai con gli altri amici (Giovanna, Elena, Enrico e Lorenzo). Dalla Darsena seguimmo tutto il Naviglio Grande fino ad Abbiategrasso, e a seguire scendemmo lungo le sponde del Naviglio di Bereguardo. La prima tappa della due giorni si concluse a Binasco, a casa di Giovanna. Il giorno seguente inforcammo nuovamente le nostre bici e ci avventurammo lungo il Naviglio Pavese, seguendolo fino al suo naturale sbocco nel Ticino, presso Pavia. Durante il ritorno, ci fermammo a far visita alla Certosa di Pavia. La bella pedalata si concluse nuovamente a Milano (salvo che per me, s’intende: in solitaria ripercorsi in senso inverso tutto il Naviglio Martesana e tornai a Cassano d’Adda. Alla fine il contachilometri segnava 197. In due giorni).


Naviglio Grande presso Turbigo -
www.lombardiabeniculturali.it
Ebbene, di quella bella esperienza ci rimase la voglia di completare il tour dei navigli. In altre parole, una volta arrivati ad Abbiategrasso, ed invece di piegare verso sud, c’è la possibilità di seguire il naturale corso del Naviglio Grande, fino a raggiungere Turbigo, da dove esso prende le acque dal Ticino. Vi sarebbe poi la possibilità di proseguire lungo le sponde del Ticino stesso, fino a Sesto Calende sulla riva del Lago Maggiore. Da Abbiategrasso a Sesto Calende sono circa una cinquantina di chilometri. Ottanta se si parte da Milano. Così si legge sul sito pisteciclabili.com: «Il percorso si snoda costeggiando il Naviglio Grande, il Canale Villoresi e nell’ultimo tratto, il fiume Ticino. Si tratta di un itinerario totalmente ciclabile ad eccezione degli ultimi cinque chilometri, lungo i quali si percorre la strada (poco trafficata) alzaia costeggiando il Ticino. Il fondo è quasi interamente asfaltato, ad eccezione di un breve tatto sterrato di qualche chilometro. In alcuni tratti del percorso l’asfalto presenta gobbe dovute alle radici degli alberi, che lo rendono poco adatto alle bici da corsa. In alcuni tratti (segnalati da cartelli) il percorso è privo di barriere di protezione tra la pista ciclabile e il naviglio, il che rende questo itinerario poco adatto ai bambini. A Sesto Calende è presente una stazione ferroviaria (FS): in caso di brutto tempo o stanchezza è possibile prendere uno dei treni (servizio treno + bici) diretti a Milano o ad altre destinazioni». 


Canale Villoresi presso Parabiago -
autore Marco De Bernardi, 30 aprile 2005
E questo per il primo giorno. Il programma per il giorno successivo potrebbe essere questo: ritorno a Turbigo lungo la stessa strada del giorno precedente, e a seguire, in località Maddalena, frazione di Somma Lombardo, ci si stacca dal Naviglio Grande e s’imbocca il Canale Villoresi, originato anch’esso dalle acque del Ticino (diga del Pan Perduto). Il Villoresi, completato nel 1890 a scopo irriguo (anche se in alcuni tratti è navigabile - grazie a delle chiuse - e dunque è a tutti gli effetti un naviglio), corre da ovest verso est per un’ottantina di chilometri, fino a gettarsi nelle acque dell’Adda nei pressi di Cassano d’Adda. Sarebbe bello seguirlo tutto dall’inizio alla fine, ma per chi non ne avesse forze o voglia, c’è sempre la possibilità di venirne fuori prima: ad esempio Monza. Così si legge sul sito saltainsella.it: «Il percorso, privo di difficoltà, percorribile da tutti e certamente d’interesse, rientra nelle prospettive di valorizzazione delle alzaie dei corsi d’acqua da sempre auspicate dai cicloturisti; è inoltre da considerarsi una via di collegamento veloce tra i vari Comuni bagnati dal canale. Il percorso verso il Ticino ha un interesse prevalentemente connesso al paesaggio agricolo spesso intatto del nord-ovest milanese, il canale costruito ai lati dei piccoli borghi presenti, consente con brevi deviazioni il raggiungimento dei centri storici di quelle che ora sono piccole cittadine non prive di interesse. Il percorso verso l’Adda è certamente più urbanizzato, ma permette di raggiungere Monza centro o il parco di Villa Reale, con tranquillità e lontano dal traffico: suggestive le cascatelle che si incontrano attraversando la città».
 
Canale Villoresi presso Monza -
www.saltainsella.it
Ecco, se riuscissimo a percorrere tutto questo tracciato, sommato a quello dell’anno passato, potremmo veramente dire di aver visto per intero il sistema principale delle vie d’acqua del milanese. Nello splendore della campagna accompagnata dal seguire lento delle acque placide. Pensiamoci: direi che il terzo fine settimana di giugno potrebbe essere la data giusta.