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Non preoccuparti della pioggia, lasciala cadere” (Marco Brignoli, Rifugio Baroni al Brunone, Sentiero delle Orobie Orientali)

lunedì 23 dicembre 2013

Natale, come sopravvivere alle perigliose conversazioni a tavola…

E veniamo al delicatissimo tema del Cenone, ovvero a quell’appunta-mento imperdibile per tutte le famiglie riunite intorno alla tavolata imbandita a festa. Per le genti del meridione d’Italia, non è un mistero, il momento più importante di tutto il periodo natalizio è la cena della vigilia, ovvero il 24 dicembre (al nord invece, quello che conta veramente è il pranzo del 25). È un rito che si ripete identico a se stesso da generazioni e che viene preceduto da una sorta di digiuno alla Pannella: niente cibo, salvo pizzefritte condite con pomodoro, broccoli sbollentati e un po’ di pesce in bianco. Alla faccia dello sciopero della fame…! Si arriva a sera dunque con un bel languorino nello stomaco: si comincia con l’antipasto a base di tartine di salmone e caviale (o meglio - data la crisi - di lompo), associate agli immancabili grissini avvolti nel prosciutto crudo e circondati da olivette e carciofini; si continua con un primo di pesce (tipo spaghettini all’astice - o meglio, sempre data la crisi, di canocchie); a cui segue una serie di portate sempre a base di pesce. Sulla tradizionale tavola meridionale, per esempio, non deve mai mancare il capitone (giustiziato poche ore prima, e a mani nude, dalla sagace padrona di casa). A seguire formaggi e frutta (fresca e secca) in abbondanza; e per finire i dolci tipici della cultura locale: cartellate, taralli neri, mostaccioli, pastarelle etc…! Non mancano poi panettoni e pandori, anche se, per dirla tutta, si sente forte nei loro confronti una sorta di snobismo partigiano. Come a dire: “Quella roba va bene per i polentoni…”. Sulla tavola poi, in luogo dell’ammazzacaffè classico, si rincorrono le bottiglie di rosolio preparate artigianalmente dalle massaie: limoncelli, liquori al caffè, creme al cioccolato, mandarinetti isolabella…! Di tutto di più: e immancabilmente si tratta della vera, unica ricetta originale…!
E così, tra una portata e l’altra, si arriva a mezzanotte. Chi ne ha la forza si arma di coraggio e va in chiesa per seguire la messa; gli altri, mezzi avvelenati dall’alcol forte della serata, ciondolano per la casa in attesa di ritirarsi nelle proprie stanze. Ma prima di ciò, c’è bisogno di dar vita al momento più sacro della serata: la nascita di Gesù Bambino. In casa di mio nonno materno, per esempio, questo rito si svolgeva in un’atmosfera a metà tra il serio e il faceto: il capofamiglia prendeva delicatamente il Bambinello avvolto nella bambagia e cominciava una sorta di processione in giro per la casa. Dietro di lui tutti gli altri componenti della famiglia. E intonando “Tu scendi dalle stelle”, si giungeva davanti al presepio. Il Bambinello veniva deposto, e dopo una preghiera, liberi tutti.
Già, ma durante tutto questo evento, che tipo di conversazioni si susseguono a tavola? In genere i commensali sono parenti, più di rado ci si riunisce con gli amici. Si parla della vita che è trascorsa fino ad allora, delle novità più recenti, degli amori, del lavoro, dei successi personali. La tavolata di Natale è spesso uno dei luoghi più idonei per dar sfogo al libero vanto. Quando poi, vuoi per la mancanza di confidenza tra i commensali, vuoi per la carenza di argomenti, la conversazione langue, si finisce a parlare dell’attualità: politica, tasse, deriva etica e morale dei costumi. Ed è questo il segnale che bisogna ricorrere immediatamente ai superalcolici tenuti saggiamente di riserva.
Il sito del Corriere della Sera ha pubblicato oggi un bell’articolo di Beppe Severgnini sul tema: “Ma di cosa parleremo al cenone? - Piccolo manuale di sopravvivenza socio-natalizia a tavola”. E questo ne è l’incipit: Pranzo di Natale. Indovina chi viene a Natale? La rivincita di Natale! Una famiglia perfetta (a Natale). Vi siete mai chiesti perché cenoni e pranzi natalizi accendono la fantasia cinematografica e popolare? Non accade solo in Italia. In questi giorni Sky trasmette «Scusa, mi piace tuo padre». La protagonista, dispiaciuta per l’entusiasmo del consorte verso una graziosa amica della figlia, irrompe in giardino con l’auto e abbatte le decorazioni natalizie. Non sempre, bisogna dire, gli esiti sono altrettanto spettacolari. Ma al cenone della vigilia e al pranzo di Natale qualcosa, inevitabilmente, succede. Questo 2013 italiano - denso di scosse politiche, traumi economici, scontri di piazza, incendi e alluvioni - appare particolarmente insidioso. Per evitare ulteriori cataclismi, ecco un manuale di sopravvivenza socio-natalizia [...]”.

Continua a leggere: http://www.corriere.it/cronache/13_dicembre_23/natale-guida-cenone-no-liti-512e1246-6baa-11e3-82ae-77df18859bd6.shtml

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