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Non preoccuparti della pioggia, lasciala cadere” (Marco Brignoli, Rifugio Baroni al Brunone, Sentiero delle Orobie Orientali)

giovedì 3 ottobre 2013

Gli indizi della mezza età

L’altra sera ero in chat con un’amica che non vedo da molti anni. In realtà non è proprio amica mia, ma l’ex-fidanzata di un mio caro amico. Trasferitasi da qualche tempo in Germania per lavoro, di tanto in tanto torna in Italia per le vacanze e per ritrovare parenti e amici. Dopo aver riallacciato i nodi della memoria e aver ricordato i momenti comuni del nostro passato - ormai remoto, ahimè - lo scambio di battute si è spostato su di un terreno più attuale, ovvero sul nostro presente. Per suo merito, naturalmente: fosse per me si discuterebbe sempre e soltanto del passato. E così, tra una frase e l’altra, ho scoperto che tra un paio di settimane lei sarà a Milano: “Ti chiamo e facciamo serata…! Ti va di andare a ballare? Andiamo al Plastic, che ne dici?”. Lì per lì mi sembrava brutto dire che erano anni che non andavo in una discoteca (“Cos’erano?” - “Erano aaaanniiii” - Marrakech Express, Italia 1989) e che probabilmente, se la memoria non m’inganna, non ero mai stato al Plastic. Nei miei anni giovanili infatti ho frequentato assai poco le discoteche, e solo di tanto in tanto, da buon amante del rock, andavo con gli amici al mitico Rolling Stone di Corso XXII Marzo. Ad essere sincero non ho mai amato questo genere di locali, ho sempre provato un forte fastidio di fronte alla musica sparata a tutto volume, alla costrizione di centinaia di corpi sudaticci e ammassati gli uni sugli altri, all’aria spessa e greve, all’impossibilità di scambiare due parole con qualcuno senza dover gridare come un cantante scaligero. E se queste erano le sensazioni a vent’anni, figuriamoci ora che sono prossimo al rincoglionimento senile. Ad ogni modo, anche per non deludere quest’amica che mi appariva così entusiasta dell’idea, non ho sbarrato la porta alla possibilità di vederci in quel contesto. Ora un paio di giorni fa è accaduto che, svolgendo il mio consueto turno di 118 del lunedì notte, abbia parlato di questa faccenda con una collega poco più che ventenne, abituale frequentatrice di discoteche di ogni genere. Per non sembrare eccessivamente datato, ho buttato lì una frase non troppo compromettente: “Com’è ultimamente il Plastic? Che gente si trova il venerdì sera?”. E lei subito è andata al sodo: “Ma perché, intendi andarci?”. Sono rimasto sul vago, atteggiando un’espressione di profondo scetticismo. Al che lei ha ripreso spietata: “Guarda, non te lo consiglio proprio: ci vanno ragazzi molto…, ma molto giovani…”. E dicendo ciò è scoppiata a ridere. Evidentemente a quelle parole di verità la mia faccia doveva apparire simile a quella di Fantozzi quando la signorina Silvani gli dice: “Ragionier Fantozzi, lei è un rospo ributtante…”. A quel punto, se già prima avevo dei fortissimi dubbi sul fatto di andare o meno a quell’incontro discotecaro, ora non avevo che un’unica certezza: mai e poi mai mi sarei sottoposto a tale tortura. Intendiamoci, non è che mi senta ormai definitivamente incamminato sul viale del tramonto, questo no, ma trovarmi in un ambiente che non è assolutamente il mio, e per di più in mezzo ad orde di ragazzi nel pieno della loro esuberanza giovanile, non mi pare un’ottima idea. Ecco, magari proporrò alla mia amica una serata più tranquilla, da trascorrere al limite in un jazz-caffè, o in un piano-bar. Qualcosa che si adatti meglio alla nostra età. Non c’è niente di più ridicolo di una persona anacronistica, fuori dal proprio tempo e forzatamente alla moda. Tipo quei vecchi che si tingono i capelli e si abbigliano come giovanotti, e per i quali si spende sempre volentieri la più ipocrita dell’espressione: “Però, lei è proprio un tipo giovanile…”.
L’altro giorno mi sono imbattuto su internet in un articolo dal titolo inquietante: “Pennichella, vacanza in crociera e giardinaggio: ecco i 40 indizi dell’arrivo della mezza età”. Ovviamente sono andato di corsa a scorrerne il testo, sperando di trovare meno riscontri possibili. Già dall’incipit, devo essere sincero, ho tratto il primo sospiro di sollievo: “L’età di mezzo si è spostata più in là e arriva intorno ai 53 anni”. Ok, perfetto: fin qui tutto bene. Andiamo più oltre. Dal sondaggio condotto dall’azienda Benenden Health è emerso che la metà del campione (duemila over 50 britannici) sostiene di non aver ancora sperimentato la mezz’età, mentre il 53 per cento afferma con convinzione che essa non esiste. Perbacco, davvero rincuorante come asserzione. E pur tuttavia, gli stessi intervistati, hanno elencato quaranta comportamenti standard che identificano l’arrivo della mezza età. Stando ai risultati della ricerca, il primo indizio di invecchiamento sarebbe quello di “non riuscire a stare al passo con la tecnologia”. In effetti quando non ci riesce più di capire come funziona un nuovo modello di smartphone o, peggio ancora, non si ha neanche più la voglia di capire, c’è qualcosa che non va. A meno che da sempre non si sia provata una forte idiosincrasia per tutto ciò che è tecnologico. Al secondo posto troviamo la voce “non capire di che cosa parlino i ragazzi”; al terzo “sentirsi rigidi”; al quarto “aver bisogno del riposino pomeridiano”; al quinto “sentire le ossa scricchiolare quando ci si abbassa”. E così via. E fin qui tutto bene, per quanto mi riguarda. I guai cominciano con le voci più a scendere: “Detestare i luoghi rumorosi”. E qui ci siamo in pieno, anche se, a dire la verità, non li ho mai amati in nessuna epoca della mia vita. E ancora: “Mettere al posto sbagliato bicchieri, borse, chiavi della macchina etc…”. Fino all’altro giorno mi autoassolvevo dicendomi semplicemente distratto, ma ora comincio a ricredermi. Tuttavia, sostengono gli esperti, la faccenda non è grave almeno fintanto che non si arrivi a riporre il martello nel frigorifero. C’è poi la voce “ricevere delle babbucce da notte per Natale ed esserne realmente contenti”. Ecco, io le ho ricevute anche se non ne sono stato contento. So di amici, anche più giovani di me, che hanno ricevuto anche camice da notte in flanella, borse dell’acqua calda, sciarpe e calzettoni di lana greggia da degenza prolungata. Che uno si chiede: ma questo deve festeggiare o si deve ricoverare all’ospedale? E per terminare l’ultimo indizio, quello più angosciante: “Riciclare in maniera ossessiva e conoscere le date della raccolta differenziata della spazzatura”. Qui non si scampa: ci sono dentro completamente. Non saprei dire perché questo atteggiamento identifichi l’avanzare dell’età, non riesco a capire: forse perché si ritiene che con l’età aumenti anche la saggezza e la responsabilità.
Ad ogni modo, dicono i ricercatori, “la mezz’età non indica più un traguardo numerico com’era in passato bensì uno stato mentale […]; non è l’età a determinare quanto si è vecchi, bensì i comportamenti che si assumono”.
Bah, sarà pur vero, ma a me sta cosa sa tanto di ipocrisia…! In effetti, per capire quanto il tempo passi, basta provare a chiedere ad un ventenne di oggi se sa chi sono Gullit o Van Basten. Ecco, provate a fare quest’esperimento se ne avete il fegato…!

Fonte: http://www.corriere.it/salute/13_agosto_28/segni-invecchiamento_096d6d8e-0fdf-11e3-b921-7cfcbde2c622.shtml

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