Prova


Non preoccuparti della pioggia, lasciala cadere” (Marco Brignoli, Rifugio Baroni al Brunone, Sentiero delle Orobie Orientali)

venerdì 5 aprile 2013

Il costo della tristezza

Dagli Stati Uniti arriva una sensazionale scoperta: la tristezza ci rende meno prudenti e lungimiranti dal punto di vista economico. Per arrivare a tale risultato, un’equipe di ricercatori della Harvard e dalla Columbia University, hanno sottoposto un gruppo di volontari di ambo i sessi, ad una serie di esperimenti volti a valutare il comportamento dell’individuo in presenza di uno stimolo che provocava tristezza (il solito cortometraggio che propinava orrende tragedie umane). Subito dopo, a ciascun partecipante veniva proposto un affare: riscuotere subito una somma esigua (37 dollari), oppure attendere tre mesi e percepirne una più consistente (85 dollari). Ovviamente i partecipanti hanno optato per passare prontamente alla cassa: “Pochi, maledetti e subito”. Che in tempo di crisi ed incertezza è un po’ il motto di tutti. La dottoressa Jennifer S. Lerner del laboratorio di scienze della decisione di Harvard sostiene che “da questo esperimento emerge che i partecipanti tristi risultano mediamente meno sensibili alle ricompense tardive dato che preferiscono un guadagno immediato, anche se inferiore”. Un altro esperimento ha sottoposto i malcapitati alla visione di un filmato disgustoso, e poi ancora ad uno “neutro”. Per neutro penso che s’intenda il solito documentario mortifero sul giardiniere che pota le siepi. In questi ultimi due casi, pare che i volontari abbiano mercanteggiato di più sul prezzo, fino a spuntare la cifra di 56 dollari brevi manu. A dire la verità non è che ci volesse uno studio universitario per capire che alla noia e alla tristezza si reagisce spesso rivolgendosi al denaro: lo shopping compulsivo è uno dei fenomeni che più spesso si associa a questi stati d’animo. Ho delle amiche capaci di dilapidare patrimoni in abiti e scarpe quando si sentono giù. Ed il risparmio o la convenienza è l’ultima cosa a cui pensano in questi tragici momenti. Già, ma a cosa ci porta tutto questo nella sostanza? È presto detto: secondo i ricercatori, ad esempio, una persona sottoposta ad un intenso stress psicologico per la perdita di un congiunto, potrebbe compiere delle scelte economiche inappropriate in merito al proprio patrimonio. E dunque, conoscendo le dinamiche psichiche che s’innescano in questi frangenti, un parente, o anche un amico, potrebbe fornire un aiuto prezioso all’interessato per migliorare le proprie decisioni. Quando mio nonno morì ci fu la necessità di vendere la casa in cui aveva abitato. Mio padre e le sue sorelle, straziate dal dolore, accettarono la proposta d’acquisto fatta da un vicino di casa. Ma altri parenti e affini, che pure avevano un proprio tornaconto personale nella vicenda, ritennero che il prezzo fissato fosse troppo esiguo. E dunque chiesero un incontro con mio padre. Egli era sicuramente in uno stato psicologico destabilizzato - pensavano - e dunque non poteva di certo trattare la faccenda con la giusta lungimiranza. Quando mio padre udì quelle frasi accorate che parlavano di numeri, cifre e interessi, e che stridevano in maniera assordante con il dramma di quel momento, per poco non prese tutti a calci. Si limitò tuttavia a dire: “Queste sono faccende di famiglia. Vi prego di restarne fuori”. Forse c’ha rimesso anche qualche quattrino, ma la vita in fondo non è solo una questione economica. E poi, a ben vedere, che cos’è in fondo il denaro? Una scommessa sul domani, una proiezione sul futuro: tutto qui. Rinunci all’utilità di oggi per qualcosa di aleatorio domani. I mutui trentennali per acquistare casa sono tra le faccende più assurde che gli uomini abbiano mai inventato. In un mondo in cui tutta la nostra esistenza è proiettata sul futuro e la vita stessa è sottoposta ad ipoteca, viene davvero da dire: “Vi prego di restarne fuori”.

1 commento:

  1. Mal riparato sotto un cornicione sto aspettando che smetta di piovere e salvare quel poco di asciutto che ancora mi resta. E leggendo questo articolo mi dico: e' proprio così. Comprare o vendere non e' solo una questione di quattrini.

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